Le Corbusier

Carmelo Strano

In genere, la pittura, quando non è mera imitazione della natura, si pone come esperienza velleitaria. In questo caso, essa riesce esteticamente sintetica, intendendo racchiudere, come hanno dimostrato le richerche dell'Otto-Novecento, tutto un mondo di idee e sentimenti. C'è una produzione recente di Ibrahim Kodra dedicata alla città (opportunamente le è dato il titolo di città-ideale). Sono appunto opere ben lontane daal'imitazione della realtà; ma ciò non è cosa nuova in Kodra. Vi aleggia tutta un'atmosfera paesaggistico-urbanistica, rarefatta, cromaticamente ricca ed accessa. L'allusione a case e situazioni archittetoniche è resa col filtro del sogno dell?incantamento. Niente onirismo surrealistico. Ancora una volta, Kodra, come ha fatto sempre con i suoi personaggi bidimensionali e attoniti - tra postcubismo e sapore orientale - si rivela un narratore calviniano; per lui, infatti, la fiaba è il risultato di un paradosso vuoi delle idee vuoi del comportamento umano vuoi - ed ecco l'aspetto più pertinente in questo caso - di una esperienza di cultura. Si immagini uno spaccato di città di piglio metafisico e offerto al fruitore come visione dal pianeta Marte, soprattutto per quanto riguarda l'effetto di assenza di forza gravitazionale: ed ecco - parafrasando un titolo di Lewis Mumford - la città nell'immaginazione. E' una logica ad un tempo strutturale e tematica. In breve, un'utopia riferita all'ideologia della visione e dell'inurbamento. Le strutture architettoniche respirano la fisiologia è quella che contempera e fonde razionalità e sfogo sentimentale, idealismo e senso del concreto, natura e cultura. E' una condizione che si sta affacciando nella nostra epoca e che ho voluto chiamare Nuova Classicità. Insomma, lo stato di cultura, indipendentemente dalla quantità del sapere, coincide, per carattere e sostanza, con lo stato di natura. Se si vuole, la razionalità, fattasi docile, non intende - o non può - prevaricare le condizioni della natura. Da qui, per Kodra, un'architettura un tessuto urbanistico a misura d'uomo. Quale misura? quella rinascimentale (antropocentrica-razionale-naturalistica) mediata dalla spazialità di Piero della Francesca e dall'umanesimo di le Corbusier. Quest'ultimo trasferisce la propria visione architettonica nella pittura; Kodra costruisce idealisticamente le sue città nei dipinti, diradando le sue forme postcubiste, tessendo edifici evanescenti, impalpabili, intensamente tonali, dalla trasparenza fino a un'impressione di fissazione timbrica. Ma innanzitutto in queste città, l'artista italo-albanese trascura la sua consolidata fissità bidimensionale di piglio musivo; curva, quasi in modo piero-seuratiano, le forma, conferendo così, talora, al suo impianto compositivo - non privo di memorie legeriane - qualche accento di spazialità giottesca (per carità, a questo livello, la cosa non è contraddittoria con i rilievi rinascimentali fatti). Che respiro! Una lettura da consigliare ai biechi amministaratori dello spazio urbano e ai cattivi degeberati epigoni dei lecorbusieriani 'unitè d'habiilitation'.