Kodra contro la violenza

Giuseppe Servillo

Sarà anche vero che la storia non progredisce attraverso principi democratici ma che avanza usando la violenza. Le guerre nutrono se stesse, la prima richiama la seconda e gli imperi costruiti in questo modo in altrettanta maniera debbono mantenersi. Cominciò l'uomo delle caverne, lo imita l'uomo dei grattaceli, peggiorando la strage con armi sempre più sofisticate. Fra tanti modi di comportamento e rivolte sociali, un fatto resta sempre fermo nel tempo: l'incapacità di trovare soluzioni diverse e di tentare di appianare le storture sempre con la forza. La storia scorre monotona, ogni pagina nasconde tanto sangue, odore di morte e cumuli di cadaveri macchiano le pianure delle battaglie. Era necessario? Finora non ci sono state risposte contrarie. Però esiste un'altra storia che riscatta le atrocità della prima. Gli uomini per convenzione la chiamano civilt6agrave;: raccoglie lo splendore delle arti, il pensiero filosofico, la saggezza del mondo. Di certi popoli antichissimi conosciamo solo quest'ultima. Ignoriamo come e quanto abbiano combattuto, che sorta di stragi abbiano commesso, però pochi frammenti di scultura, la traccia di alcuni monumenti e i documenti tramandati dalla loro letteratura ci riempono di ammirazione e stupore. La condanna dell'uomo sembra dunque questa: la violenza e la liberazione dell'arte. Kodra a suo modo cerca l'arte e condanna la violenza. Sensibile e candidamente poetico come egli è non può agire diversamente. Il sentimento e la forza della ragione lo costringono (sono le uniche forze alle quali non restiste) a dire sempre di no al mondo che spara, che tortura e calpesta la libertà singola e generale. I suoi guerrieri sono truci come macchine mostruose, tagliati ad angolo retto, incolonnati per ordini biechi. Hanno totalmente perduto il senso dell'umano, la loro terribile forza si spiega a chi è, come loro, peggipre di loro. Riuniti in blocco, acquistano l'oscuro potere delle masse. Isolati, diventano dei robot svuotati di carica e incapaci di ogni azione. E questo è: il rischio quotidiano: ce l'uomo singolo, condizionato dalla prepotenza dei capi, finisca intruppato e annulli i sentimenti instintivi. Kodra accusa con insistenza questo mondo irreale e brutale. Lo fa con dei segni lineari, semplici perchè tutti possono capire, non si rifugia nell'astrazione dei concetti. Simbolizza il tutto dentro le strutture militari, le quali sono l'esempi culminante, il luogo delegato di ogni azione animalesca. E al di là delle divise avverte che ňa violenza si nasconde anche - e in certi casi soprattutto - nel cuore stanco di chi ha perduto la volontà di lottare. La vita quotidiana è anch'essa un simbolo: per chi soffre e fatica e resiste e per chi invece lentamente slitta nel conformisco e nell'inerzia. E ogni uomo che cede finisce, prime o poi, dentro i meccanici robot che Kodra disegna con la sua mano giusta.