Kodra: memoria e invenzione

Guido Ballo

All'inizio della guerra vidi per la prima volta la pittura di Kodra in un ristorante tipico di via Fiori Chiari, vicino a Brera. Si trattava di un piccolo dipinto che ricordava l'atmosfera milanese di "Corrente", una pittura che benchè esaltando il colore rimaneva tonale: un fiore su fondo verde senza schemi costruttivi. Kodra, silenzioso e sognatore, gironzolava nel "quartiere latino" di Milano: con un sorriso candido che a volte diventava anche ironico; era già un personaggio simbolico, con risonanze orientali della Albania. In seguito ho avuto modo di seguire le esperienze cubiste di Kodra, nell'immediato dopo guerra. Per i giovani dell'epoca Picasso diventava il simbolo di una libertà europea che portava nuovi ed inquietanti contenuti ad un linguaggio carico di una furia espressiva, con un intervento mentale continuo nell'invenzione delle forme. Gran parte di questi giovani caddero negli schemi; anche Kodra ebbe bisogno di un'esperienza di transizione che gli diede una nuova meccanica della composizione e gli fece sentire il rapporto tra disegno e colore. Rimasi a lungo senza vederlo, cioè non ho più visto le sue opere. Sapevo che aveva decorato diversi ristoranti milanesi ma era chiaro che, nel silenzio del suo studio, Kodra cercava di ritrovare la sua via tramite nuove esperienze di linguaggio. Alcuni anni fa ebbi la sorpresa di vedere un pezzo di piccole proporzioni, in un concorso a premio. Non sapevo che Kodra ne era l'autore; si trattava di un dipinto in cui colori erano sublimi, con dei grigi, del viola, dei marroni. Kodra aveva sorpassato ogni schematismo e sembrava abbandonarsi ad una vena lirica di ispirazione "intimista" ma catigata e vivente nei segni pittorici. Ed ecco l'anno scorso la sorpresa più grande: le sue opere alla Galleria Bergamini; mi presentarono un Kodra decisamente rinnovato, più libero, con uno stile poco comune. Sorpassava anche il dualismo, in verità molto generico, dell'astratto, e del figurativo. Personaggi inventati come nuovi totem e, il che importa di più, un'accentuazione cromatica degna di un neo-bizantino. L'Oriente di Kodra tornava senza schemi esterni, senza inquietudine ma con una gaiezza in fondo, accompagnata da un tono fiabesco, tutto in arabesco ma certamente suggestivo. Kodra aveva trovato la sua strada, il più umilmente possibile, senza polemiche esterne si tende a gridare, acquisisce un timbro originale. Quest'artista deve essere visto senza "a priori"; nella sua segreta tendenza lirica ci riporta di nuovo ai simboli carichi di allusioni al suo Oriente; egli evova con una nostalgia acuta, attraverso la memoria che diventa fantasia e invenzione attraverso un gusto sorvegliato e sveglio.